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Sunday, February 22, 2009

La vita letteraria


Ecco per tutti quelli che si lamentano quando scrivo in inglese e tralascio la traduzione italiana, un post tutto in italiano. Il tema - angloamericano però: Shakespeare, e la famossima Università di Princeton, in forma virtuale. Qui sul sim Princeton troverai delle collezioni letterari, manoscritti, disegni e documenti storici davvero belli, insieme a un'architettura rigorosamente Ivy League. Princeton è la casa spirituale di Shakespeare in USA, e in assenza di altro, ti regalo alcuni riflessioni miei su uno delle sue più belle tragedie, Macbeth. E domani torno a fare la bloggista biondina, ti giuro.

Macbeth

Macbeth è bianco e nero si accoppiano dando vita al rosso.
Shakespeare re dei contrasti. Accanto alla lasciva arguzia di Malvolio, la pura passione di Giulietta. Accanto al vecchio grasso Falstaff, il giovane snello principe Hal. Ariel e Calibano. E da questo antitesi nasce l'idea. Da questo cominciamo a scorgere chi siamo, né una né l'altra delle parti recitate. E nelle tragedie veramente grandi, Shakepeare racchiude il chiaroscuro in una sola persona: il duca di Gloucester in Lear, parlando al nobile figlio, travestito in folle mendicante, Ero cieco quando vedevo. La loro passaparola: Dolce amaraco. Oppure il principe danese, forte, virile, giovane, con dalla sua parte la giustizia, il diritto, la simpatia di tutti, che però si fa vincere dall'altra sua natura, quella che non vuole decidersi. E da questi poli nasce lo specchio attraverso il quale siamo invitati a scrutare la nostra natura.
Macbeth come una sinfonia di contrasti. La notte e gli atti oscuri, l'alba e il terrore della scoperta. L'ambito futuro come re, che diventa un susseguirsi di giornate senza senso: Domani e domani e domani. La fragilità d'una donna più forte dell'uomo. Bassezza che si accosta alla nobiltà. Nascondere e rivelare. Persino il tempo si sdoppia:
MACBETH: Un giorno così brutto e così bello, ad un tempo, non l'ho mai visto.(I:1)
Come si può essere leale e ambizioso allo stesso tempo. Come si può credere a un destino inalterabile e allo stesso tempo lavorare contro coscienza e costume per farlo avverrare. Come si può parlare dei desideri più vili e atroci che ci salgono nel cuore. Shakespeare ci presenta non un uomo diviso, ma due personaggi che insieme formano una sola persona, Macbeth e Lady Macbeth. Spesso lei viene definita la più malvagia, e certo, molte attrici si sono approfittate del ruolo per dare una performance notevole della donna perfida e crudele in preda d'ossessione. E il fatto che la mèta di questa malvagità sia una corona per il marito, che in un certo senso la sua violenza non nasce da un bisogno personale, ma per promuovere il marito, la fa sembrare ancor più terrificante.
LADY MACBETH: Ma temo della tua natura; essa è troppo imbevuta del latte della bontà umana, per prender la via più breve. Tu vorresti esser grande; non sei senza ambizione: ma non hai il malvolere che dovrebbe acccompagnarla: ciò che desideri sommamente tu lo vorresti avere santamente: tu non vorresti agire in modo sleale, ma tuttavia vorresti ottenere ingiustamente: tu, o magnanimo Glamis, vorresti avere ciò che ti grida: "così devi fare, se lo devi avere"; e vorresti quel che hai più timore di commettere che desiderio che non sia commesso. Affrettati a venir qui, affinché io possa versarti nell'orecchio il mio coraggio, e riprovare, col valore della mia lingua, tutto ciò che ti allontana dal cerchio d'oro, col quale il destino e un aiuto soprannaturale sembra ti vogliano incoronato.
Ma considerandola ossa delle sue ossa e sangue del suo sangue, Lady Macbeth si rivela solo una voce nella testa che porta Macbeth a stringer la corda del... coraggio al suo punto di fermezza. La loro è un'impresa condivisa, e non la trama di una donna maliziosa e orgogliosa. Pare così proprio perché non ci offre contrasto con Macbeth, non lo rimprovera non si scandalizza, ma abbraccia con veemente certezza il suo desiderio. Macbeth senza consultare la moglie uccide la famiglia Macduff, segno che non è succube ma la parte motrice della coppia. Ma nonostante il suo collasso nervoso, e suicidio, Lady Macbeth ci disgusta proprio perché il suo comportamento non ci sembra donnesco, lei non è diversa, ovvero, non è il contrario d'un uomo, lei è la certezza, il punto fisso; il marito la figura del dubbio. E questo ci dà fastidio. Ci terrorizza.
Si perdono nel tempo e nei vestiti: Macbeth porta i vesti del re troppo grandi per lui, non è all'altezza. Misurandosi contro il re morto viene meno, l'ambizione gigantesca è in fondo solo una fantasma, un'ombra a tramonto, quando il sole, basso nel cielo ci fa sembrare più di quanto siamo. La notte copre i misfatti dell'ambizione. Ma anche l'ambizione sa travestirsi... in speranza virtuosa.
LADY MACBETH: La speranza, nella quale vi eravate ammantato, era dunque ubriaca? Da quel momento ha sempre dormito, e si sveglia ora, per guardare così verde e pallida ciò che aveva compiuto così facilmente? Da questo istante io tengo nel medesimo conto l'amor tuo.Hai dunque paura di essere nell'azione e nel coraggio quello stesso che tu sei nel desiderio? Pretenderesti di avere ciò che che tu stimi essere il decoro della vita, e vivere da vigliacco nella tua stima stessa, lasciando che "io non oso" stia al servizio di "io vorrei" come fa il povero gatto del proverbio?

MACBETH: Ti prego, taci. Io ho il coraggio di fare tutto quello che ad un uomo può essere decoroso fare; chi osa far di più, non è un uomo.

LADY MACBETH: Allora che bestia era quella che vi indusse a palesarmi questo disegno? Allorché osavate compierlo, eravate un uomo; e ad essere più di quello che allora eravate tanto più sareste un uomo. Né il tempo né il luogo si prestavano, e voi, nondimeno volevate farli propizi l'uno e l'altro: essi si sono fatti tali da sé, e questa loro favorevole condizione ora disfà voi. Io ho dato latte: e so quanta tenerezza si prova nell'amare il bambino che prende la poppa: ebbene, io avrei, mentre egli mi avesse guardata sorridendo, strappato il capezzolo dalle sue morbide gengive, e gli avrei fatto schizzar via il cervello, se lo avessi giurato, come voi avete giurato questo. (I:7)
Feroce, come una vera scozzese, osserviamo che questa dramma fu scritta durante i primi anni del regno di re Giacomo quando ancora gli inglesi consideravano gli scozzesi gente bellica poco più che selvaggia. Ma anche il tempo, le ore, si ammantano con più significati, travestendosi ora in un'attesa snervante quasi un'eternità, ora un un attimo di terrore. Ogni istante sembra allo stesso tempo fuggire e rimanere ferma. Non tutti i semi del tempo germogliano (I:3) è questione di scegliere, di calzare un certo destino, per il bene o il male:
MACBETH: Le paure effettive sono minori delle orribili fantasticherie. Il mio pensiero, il cui assassinio ancora non è che immaginario, scuote a tal punto la mia compagine d'uomo, che l'attività della mente resta ingorgata in quella supposizione e per me non esiste altro che ciò che non esiste.

BANQUO: Guardate come è tutto assorto il nostro compagno.

MACBETH (a parte): Se la sorte vuol ch'io sia re, ebbene, la sorte può incoronarmi, senza che io muova un passo.

BANQUO: I nuovi onori si attagliano a lui come a noi i nostri abiti nuovi: essi non aderiscono bene al corpo, se non con l'aiuto dell'uso.

MACBETH (a parte): Accada quello che può accadere, il tempo e l'ora fuggono attraverso il più triste dei giorni.
Il chiaroscuro che dà vita al sangue. Atti che non possono essere disfatti. La scelta, dunque: cosa portare, e cosa portare avanti. Quali terrori siamo disposti ad addossarci per avere ciò che desideriamo. Il buio della vita non meno tenebroso per la presenza e il sostegno d'un punto fisso. E la morte, che ci libera dalla riva del tempo e ci vara sull'oceano dell'eternità, né bianca né nera né rossa, come l'amore fedele e atroce di Lady Macbeth, rimane l'unico fatto coerente della vita.

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