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Tuesday, May 12, 2009

Caro chi legge

Thomas Mann's best bit, on Michelangelo.

La notte e i disagi e la stanchezza, e la voglia di fare, e i dubbi: dedico queste rime, e il commento di Mann, ai meravigliosi creativi di Second Life.

I' ho già fatto un gozzo in questo stento,
coma fa l'acqua a' gatti in Lombardia
o ver d'altro paese che si sia,
c'a forza 'l ventre appicca sotto 'l mento.
La barba al cielo, e la memoria sento
in sullo scrigno, e 'l petto fo d'arpia,
e 'l pennel sopra 'l viso tuttavia
mel fa, gocciando, un ricco pavimento.
E' lombi entrati mi son nella peccia,
e fo del cul per contrapeso groppa,
e ' passi senza gli occhi muovo invano.
Dinanzi mi s'allunga la corteccia,
e per piegarsi adietro si ragroppa,
e tendomi com'arco sorïano.
Però fallace e strano
surge il iudizio che la mente porta,
ché mal si tra' per cerbottana torta.
La mia pittura morta
difendi orma', Giovanni, e 'l mio onore,
non sendo in loco bon, né io pittore.
'la mia allegrezza è la malinconia' troviamo scritto nei suoi versi, e leggiamo con un brivido di riverenza un sonetto composto mentre lavorava a Giudizio Universale che probabilmente fu vergato in cima all'impalcatura nel quale egli esaltava la notte 'l'ombra del morire' e 'l'ultimo delli afflitti e buon rimedio'. Difficile mettere insieme la strapotenza di questo suo anelito di dormire e di non vedere più ... con la sua produttività la cui energia smisurata... [Forse] la chiave di questo mistero sia una sensualità straordinaria e opprimente che insieme però anela di continuo alla purezza, allo spirito, al divino e interpreta sempre se stessa come un'ispirazione trascendente. 'E dall'infima parte alla più alta in sogno spesso porti dov'ire spero' dice una volta, rivolgendosi alla notte. Il desiderio che lo spinge è l'amore, un innamoramento senza fine, lungo quanto la sua vita, volto alla figura umana, alla bellezza vivente, al fascino che emana dall'uomo.




O notte, o dolce tempo, benché nero,
con pace ogn' opra sempr' al fin assalta;
ben vede e ben intende chi t'esalta,
e chi t'onor' ha l'intelletto intero.
Tu mozzi e tronchi ogni stanco pensiero;
ché l'umid' ombra ogni quiet' appalta,
e dall'infima parte alla più alta
in sogno spesso porti, ov'ire spero.
O ombra del morir, per cui si ferma
ogni miseria a l'alma, al cor nemica,
ultimo delli afflitti e buon rimedio;
tu rendi sana nostra carn' inferma,
rasciughi i pianti e posi ogni fatica,
e furi a chi ben vive ogn'ira e tedio.


Michelangelo 102

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